Una famiglia con background migratorio può trovarsi ad affrontare contemporaneamente difficoltà economiche, precarietà abitativa, isolamento sociale e bisogni educativi o sanitari. In situazioni come queste, ogni servizio rischia di cogliere soltanto una parte del problema, intervenendo con strumenti e tempi differenti. La sfida è costruire una lettura condivisa dei bisogni, capace di superare la frammentazione degli interventi.
È da questa esigenza che nasce il percorso di capacity building del progetto Prendiamocene cura: non soltanto un programma di formazione, ma un’occasione per rafforzare competenze, relazioni e capacità di collaborazione tra i professionisti che accompagnano i minori con background migratorio e le loro famiglie.
Gli incontri coinvolgono operatori e operatrici dei servizi sociali, sanitari ed educativi, insieme a professionisti del terzo settore e della mediazione interculturale. Attraverso il confronto sulle esperienze e sulle difficoltà incontrate nel lavoro quotidiano, il percorso favorisce la costruzione di conoscenze e strumenti condivisi.
L’obiettivo non è soltanto formare professionisti più preparati, ma contribuire a costruire una rete di servizi capace di riconoscere precocemente le vulnerabilità e intervenire in modo coordinato.
In questo processo, il dialogo tra enti pubblici e privato sociale assume un ruolo centrale. I servizi istituzionali, le realtà del territorio e le diverse figure professionali portano competenze e punti di vista complementari, che possono contribuire a superare la logica del semplice invio da un servizio all’altro, favorendo percorsi di accompagnamento realmente condivisi.
Un’attenzione particolare è dedicata al ruolo di educatori e mediatori interculturali, figure che facilitano il collegamento tra famiglie, servizi e territorio.
La mediazione interculturale aiuta a comprendere non soltanto le differenze linguistiche, ma anche i significati, le aspettative e i vissuti che attraversano le relazioni tra famiglie e professionisti. Il lavoro educativo, grazie alla vicinanza ai contesti di vita quotidiana, permette invece di cogliere bisogni e segnali di difficoltà che possono non emergere nei momenti di incontro più formali.
Valorizzare questi sguardi significa riconoscere che la conoscenza delle famiglie si costruisce attraverso il contributo di professionalità differenti.
È questo il significato più profondo del capacity building di Prendiamocene cura: trasformare la formazione in un’occasione di apprendimento reciproco, capace di rafforzare la collaborazione tra servizi e contribuire a risposte più tempestive, integrate e attente ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie.
Articolo elaborato a partire dal contributo di Marco Battaglia – amministratore delegato di Vides Main
Prendiamocene cura è finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021–2027 ed è realizzato da Progetto Tenda, capofila, con Città di Torino, Università degli Studi di Torino, A.M.M.I. ETS e Cooperativa Sociale Vides Main.