In continuità con l’obiettivo generale del progetto, volto a rafforzare la capacità dei servizi di intercettare precocemente le vulnerabilità e a costruire risposte più efficaci e integrate – l’attività di capacity building si concentra sul rafforzamento delle competenze degli operatori dei servizi territoriali pubblici e privati nell’individuazione tempestiva delle situazioni di vulnerabilità psicosociale nei nuclei familiari con background migratorio e nella risposta ai bisogni rilevati.
L’obiettivo di questo percorso è di condividere e fornire strumenti che consentano ai servizi territoriali di rafforzare le proprie competenze sui bisogni dei minori stranieri e dei nuclei monoparentali, contribuendo a ridurre il ricorso all’inserimento in comunità per minori o in strutture mamma-bambino.
Le attività di capacity building hanno un approccio multidisciplinare: il tema delle vulnerabilità psicosociali è affrontato da diversi punti di vista – giuridico, etno-psicologico, psico-educativo, sociale, interculturale e sanitario. L’approccio predilige lo scambio di competenze e metodologie tra formatori e partecipanti, in un’ottica di confronto e valorizzazione delle buone pratiche.
Si prevede il riconoscimento dei crediti formativi per gli operatori dell’ambito sociale, sanitario e legale che parteciperanno alle attività.
A Marzo si sono tenuti i primi 4 incontri. La partecipazione è stata elevata: 203 persone hanno preso parte agli incontri. I temi trattati hanno riguardato procedure che coinvolgono i minori e le loro famiglie e i ruoli nella ripartizione delle competenze tra tribunale ordinario e tribunale per i minorenni, come la complessità dei percorsi giuridico-burocratici incidono sugli assetti relazionali intergenerazionali all’interno della famiglia, le chiavi di lettura fondamentali per contestualizzare i vissuti che le persone riportano durante un colloquio e una riflessione attorno alle teorie di riferimento utili alla comprensione del rapporto tra genitori e figli. Gli incontri sono stati condotti con la formula del dialogo tra professionisti (Città di Torino, Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali e Progetto Tenda) e che collaborano come Associazione per gli Studi Giuridici sulI’immigrazione e Associazione Frantz Fanon. Vi hanno preso parte operatori ed operatrici dei servizi pubblici e del terzo settore, come assistenti sociali, educatori ed educatrici, psicologi e psicologhe, mediatori e mediatrici linguistico-culturali, per citare alcune professioni coinvolte. I servizi da cui provengono sono i distretti sociali della Città di Torino, cooperative ed associazioni che operano nel Sistema Accoglienza Integrazione (SAI), progetti per l’inclusione sociale, servizi di accoglienza e comunità mamma- bambino, presidi sociali presenti sul territorio. Sono stati progettati e realizzati secondo la modalità del dialogo tra operatori e servizi che operano negli stessi ambiti, ma che usano termini e prospettive differenti. L’obiettivo è proprio quello di favorire l’interdisciplinarietà, uno sguardo nuovo e plurale e rafforzare la rete dei servizi perché, tutti insieme, si sia più capaci di intercettare ed intervenire a sostegno delle vulnerabilità che incidono sulla genitorialità migrante.
Anche la scelta delle sedi, diffuse sul territorio tra pubblico e privato sociale, ha voluto riflettere questo spirito. Il calendario formativo è lungo ed intenso e proseguire lungo tutto il 2026 e fino alla primavera del 2027.